Collaborare con il veterinario per il benessere dei nostri cani: consigli e strategie

Scritto da Debora Romano dott.sa Debora Romano nella categoria Cani
Collaborare con il veterinario per il benessere dei nostri cani: consigli e strategie

Scoprite come collaborare al meglio con il veterinario del vostro cane per assicurargli il massimo benessere. Seguite i nostri consigli e le nostre strategie per creare una solida partnership con il veterinario e assicurare la salute del vostro amico a quattro zampe.

Come si deve orientare il proprietario del cane nella scelta del veterinario?

Al proprietario del cane, che per la prima volta si avvicina alle cure del veterinario, si prospetta il problema della scelta dello stesso. Naturalmente, per la scelta del veterinario, ci si avvale dei consigli di altri possessori di cani (ad esempio amici, vicini o membri di un'associazione di allevamento o addestramento dei cani), ma incide anche molto la vicinanza alla propria abitazione e quindi la praticità dell'ambulatorio veterinario.

Esperienza, capacità di mezzi e "mestiere" sono indubbiamente importanti nel bagaglio tecnico di un veterinario e spesso ci condizionano nella scelta tra l'uno o l'altro, ma non sono determinanti per valutarne la competenza.

Tutti i veterinari ricevono, infatti, la stessa preparazione di base per cui sono competenti nella cura di tutte le specie addomesticate e soprattutto della specie canina, senz'altro la più importante e rappresentativa per ciò che riguarda l'esperienza pratica universitaria.

Nei paesi anglosassoni (America Settentrionale in particolare) esiste una specializzazione veterinaria esasperata, non solo riguardo la specie (solo cani o solo gatti ecc.), ma addirittura riguardo le razze (esistono infatti veterinari specializzati per levrieri da corsa, per cani da guardia o per cani per l'esercito ecc.), per cui al proprietario di un cane si presenta anche il problema di sapere con precisione se il veterinario che interpella è specializzato per la specie canina ed ancor più per la razza del suo cane.

In Italia questo problema per i cinofili non esiste, in quanto, nelle città, gli ambulatori veterinari si rivolgono quasi esclusivamente ai piccoli animali (cane e gatto in particolare), mentre in campagna il veterinario ha pratica per grossi e piccoli animali grazie proprio alla comune esperienza di base.

È però anche vero che, soprattutto nelle grandi città, per una maggiore richiesta specialistica da parte dei proprietari dei cani e per ragioni di concorrenza, il veterinario cerca di soddisfare il più possibile la cliente la dotando il proprio ambulatorio di sofisticati mezzi tecnici, di laboratori diagnostici, ricoveri per quarantena, attrezzatissime sale chirurgiche, il che ha portato alla formazione di vere e proprie cliniche e ospedali per cani e gatti spesso completate da sale toelettatura, negozio 'tutto per il cane e il gatto' e pensione.

Questo fa sì che i maggiori mezzi messi al servizio del cane e il lavoro di un'equipe medica aumentino la possibilità di formulare un'esatta diagnosi a cui seguirà un'adeguata terapia sotto diretto controllo veterinario. Importante resta comunque l'instaurarsi, tra il proprietario del cane e il veterinario prescelto, di un rapporto basato sulla fiducia reciproca.

È opportuno sottoporre un cane che si dimostra sano a periodiche visite di controllo?

Non solo è opportuno, ma è raccomandabile che ogni persona di buon senso, che abbia acquistato o trovato un cane, si accerti della sua salute, prima di introdurlo nel proprio habitat.

È poi sicuramente consigliabile che tutti i cani siano vaccinati contro alcune malattie e, per fare in modo che essi conservino un livello elevato di immunità, la rivaccinazione deve essere effettuata ogni anno o ogni due anni. L'intervallo dipende dal tipo di vaccino utilizzato. In occasione di ciascuna vaccinazione, il cane verrà sistematicamente esaminato dal veterinario per assicurarsi che sia clinicamente sano.

Se vi sono sintomi che indicano che il cane sta reagendo ad un'infezione (ad esempio temperatura corporea elevata oltre la norma) è meglio rimandare la vaccinazione, altrimenti le risposte immunitarie del corpo possono essere impegnate nel combattere l'infezione, tanto da non poter rispondere pienamente allo stimolo del vaccino.

Non sono certamente necessari altri controlli generali, se il cane continua a dimostrarsi sano, a meno che questo non serva per risolvere un determinato problema. Ad esempio, può essere opportuno controllare un cane per verificare l'esistenza di una malattia infettiva se l'animale è stato in contatto con un altro cane sicuramente infetto, oppure per controllare se il cane è affetto da tricofìzia, quando in casa un gatto è stato colpito da questa malattia. Tuttavia; questi esami possono richiedere delle prove specifiche che normalmente non fanno parte di un controllo sistematico.

È stata anche affermata l'opportunità di un esame sistematico di campioni di sangue prelevati dai cani, ad esempio, ogni uno o due anni, per determinare il numero dei diversi tipi di cellule e le quantità di alcuni costituenti del sangue. Questi esami potrebbero rivelare la presenza di alcune malattie allo stadio di sviluppo e per il momento insospettate, ma si è anche osservato che potrebbero fornire una registrazione dei valori normali per quel singolo animale. Se in seguito il cane presenta sintomi di malattia e si riesamina il suo sangue, la conoscenza dei valori "normali" precedenti permette di determinare qualsiasi cambiamento anche relativamente piccolo, contribuendo in questo modo alla diagnosi dello stato di salute. Purtroppo, gli esami hanno dimostrato che la concentrazione di alcune cellule e di alcune sostanze nel sangue possono oscillare notevolmente in un determinato individuo da giorno a giorno, rendendo così difficile utilizzare le informazioni ottenute in questo modo. È anche discutibile se i benefici derivanti da esami sistematici del sangue di questo tipo possano controbilanciare, almeno in alcuni cani, le difficoltà di raccolta dei campioni.

Come può il proprietario di un cane sospetto malato aiutare il veterinario a formulare la diagnosi?

Una persona malata è in grado di rispondere a domande riguardanti la sua malattia, ma evidentemente i cani non possono fare altrettanto. È quindi importante che chiunque consulti il veterinario sia in grado di dire esattamente da quale malanno è afflitto il cane; in altre parole, la natura del problema. La persona presente durante la visita del cane deve essere preparata a fornire tutte le informazioni riguardanti fatti sia recenti che passati; si dice che questo rappresenta la 'storia' del caso. Normalmente vengono poste domande riguardanti la dieta dell'animale, l'appetito e la sete, il temperamento e la disponibilità al gioco o all'esercizio, l'espulsione di urina e feci, malattie e ferite occorse in passato; viene anche chiesto da quanto tempo si possiede il cane, se il cane è stato castrato e, nel caso di femmine intere (cioè non sterilizzate), la data di nascita di ogni cucciolata e se l'animale è stato di recente in calore. Viene chiesto inoltre se sono stati osservati segni di qualche sintomo anormale. Nel caso siano state notate delle situazioni anormali, è importante saper dire, almeno approssimativamente, per quanto tempo si sono presentate (per mesi, per settimane o per giorni) e se si sono presentate in maniera continua o intermittente. Quanto più sono esatti i dati che è possibile fornire, tanto meglio.

Per esempio: nei casi in cui il cane dimostra di aver sete molto più del normale, è molto utile poter misurare la quantità totale di acqua bevuta in ventiquattro ore. Se si sa che il cane beve normalmente due o tre ciotole di acqua al giorno, bisogna misurare quanto tiene una ciotola; quindi misurare la quantità totale di acqua fornita nel corso delle 24 ore e poi sottrarre la quantità non bevuta al termine di questo periodo. Alcuni possessori di cani prendono nota della sequenza degli eventi che compaiono nel corso di una malattia e, certamente, quando la malattia è complessa, è utile avere una registrazione scritta dei punti più importanti.

Nella maggior parte dei casi, i veterinari sono molto indaffarati, quindi non gradiscono l'idea di dover ricercare pagina dopo pagina particolari poco importanti, ma a tutti sarà molto gradito un resoconto accurato e conciso di quanto è successo. Se vi sono documenti come il pedigree del cane o i certificati di vaccinazione, li si deve mettere a disposizione, specie se per la prima volta si consulta un determinato veterinario.

Il padrone del cane dovrebbe comprendere i problemi che si creano per il veterinario se la persona che accompagna il cane sa poco o nulla delle circostanze che lo hanno portato alla malattia. Questo si verifica di frequente quando a portare un cane malato in ambulatorio sono i bambini o i vicini servizievoli. Per quanto possibile, quindi, dovrebbe essere il possessore del cane a consultare il veterinario e a curare l'animale. Se ciò non fosse possibile, è meglio inviare dati scritti e numero di telefono con cui il veterinario potrà mettersi in contatto con il possessore del cane, nel caso fossero necessari ulteriori particolari o il consenso per eseguire un'anestesia o qualche operazione.

È l'anamnesi il mezzo determinante per formulare la diagnosi.

L'amante del cane non ha difficoltà ad aiutare il veterinario, in quanto cura giornalmente il proprio animale, riuscendo a captare ogni minimo cambiamento d'umore e d'abitudini, il che porta spesso a prevenire o bloccare sul nascere molte malattie o, se non altro, a individuarle più facilmente.

Purtroppo in molti casi al cane si dedica sempre poco tempo e soprattutto poca attenzione; troppo spesso al veterinario si presentano casi di malattie già in stadio avanzato.

È opportuno richiedere telefonicamente un consiglio al veterinario?

Tutte le volte in cui si ha un vero caso di emergenza, è sempre preferibile telefonare prima di portare il cane nell'ambulatorio del veterinario, specialmente quando il caso di emergenza si verifica al di fuori dell'orario normale di ambulatorio. Il motivo è che in questo modo l'ambulatorio o la clinica possono prepararsi a ricevere e a curare il cane al più presto possibile, e possono fornire consigli sul modo di comportarsi nel frattempo.

Naturalmente una telefonata consentirà anche di sapere l'orario di apertura dell'ambulatorio o di fissare un appuntamento o ancora di verificare quali sono i preparativi e i costi di quelle operazioni normali come le vaccinazioni e le operazioni di sterilizzazione.

Tuttavia, la maggior parte dei veterinari non è disposta a passare molto tempo al telefono per ascoltare il racconto di ciò che è successo ad un cane che magari non è mai stato sottoposto alle loro cure e sentirsi porre domande su ciò che bisogna fare. Anche se l'animale è già noto al veterinario, egli non avrà probabilmente a portata di mano la scheda del cane cui riferirsi.

Naturalmente, non potendo esaminare l'animale sarà difficile stabilire una diagnosi esatta e quindi prescriverne la cura.

Dal momento che è altrettanto improbabile che il veterinario sia in grado di ricordarsi più tardi i particolari della conversazione, è meglio chiedere un appuntamento fin dall'inizio per fissare la visita vera e propria.

Telefonate lunghe possono bloccare la linea per molto tempo impedendo al veterinario di ricevere chiamate più urgenti. E forse non ci sarà da sorprendersi se il veterinario appare restio a dare consigli per telefono. La questione è diversa, naturalmente, se l'animale presenta, mentre è in cura, segni che possono apparire preoccupanti; spesso una telefonata potrà stabilire se vi è qualcosa di serio. Certo il veterinario chiederà spesso per telefono notizie sui progressi compiuti dal cane. Anche nel caso in cui il cane è ricoverato in clinica, è ragionevole telefonare per informarsi sulle sue condizioni. Se tuttavia vi è disposizione di telefonare in un determinato periodo, si farà cosa gradita attenendosi a questa disposizione. Può darsi che il veterinario che ha in cura il cane sappia di essere disponibile in quel periodo e desideri parlare personalmente con il proprietario di quanto accade.

La collaborazione è sempre gradita e contribuisce a stabilire delle buone relazioni che assicurano il miglior trattamento possibile per l'animale.

Sono costose le cure veterinarie?

Visite e cure veterinarie hanno un tariffario che è senz'altro alla portata di tutte le tasche. Certamente lo sono meno le visite specialistiche che richiedono l'uso di mezzi tecnici sofisticati e molto costosi (radiografie, elettrocardiogrammi, elettroencefalogrammi, schermo telegrafie con intensificatore di brillanza), esami di laboratorio particolari ed interventi chirurgici.

Comunque, se veramente non si è in grado di affrontare i costi di un veterinario, si può generalmente ricevere assistenza da una delle società per la protezione degli animali, tenendo ben presente che queste organizzazioni assistenziali hanno risorse limitate e quindi si deve ricorrere ad esse solo nel caso suddetto.

Che significato ha la richiesta da parte del veterinario dell'esecuzione di alcune prove diagnostiche sul cane?

Cane dal veterinario

Spesso la storia di quanto è successo in passato (anamnesi), assieme all'esame clinico del cane, sono sufficienti al veterinario per diagnosticare che cosa non va e per prescrivere una determinata cura. Tuttavia, queste informazioni possono essere insufficienti per poter compiere una diagnosi precisa, quindi il veterinario consiglia di eseguire una o più prove diagnostiche.

A volte, vi è la necessità di raccogliere campioni di sangue, di urina, di feci per gli esami di laboratorio (tra le prove diagnostiche più richieste vi è l'esame coprologico per la ricerca di eventuali parassitosi).

Talora possono essere raccolti altri tipi di campioni: succhi gastrici prelevati a mezzo di sonda, liquidi essudatizi raccolti a mezzo di tampone, raschiati cutanei.

Può essere consigliato un esame radiografico o un elettrocardiogramma o un elettroencefalogramma (questi ultimi due registrano i segnali elettrici provenienti rispettivamente dal cuore e dal cervello).

A volte può essere opportuna una chirurgia esplorativa, che può assumere la forma di una laparotomia esplorativa (apertura dell'addome ed esame degli organi interni), o di una biopsia (prelievo di un piccolo elemento di tessuto per l'esame microscopico).

Alcune di queste operazioni devono essere sempre eseguite sotto anestesia generale per evitare il dolore (ad esempio le operazioni chirurgiche) o per evitare il rischio di danni causati da movimenti improvvisi (ad esempio la raccolta del liquido cerebro-spinale); altre volte, l'anestesia è utile per tenere fermo l'animale (ad esempio durante la radiografia) o semplicemente perché il temperamento dell'animale rende difficile il suo contenimento. Se vi è l'eventualità che possa essere richiesta l'anestesia, è importante che al cane non venga dato da mangiare durante le otto ore precedenti. Questo può essere utile anche nel caso di esami del sangue che vengono eseguiti su animali 'a digiuno'.

Chiunque sia la persona che presenta l'animale, deve avere l'autorità di prendere una decisione riguardo a quel che deve accadere in seguito: se l'animale debba essere esaminato ancora più a fondo (se necessario sotto anestesia generale), se debba essere ricoverato in clinica per esami o per un periodo di osservazione oppure se l'intervento chirurgico possa essere eseguito immediatamente per curare la malattia. La maggior parte dei veterinari è ben disposta a spiegare con precisione quali sono i problemi, quali sono le situazioni possibili che gli esami possono contribuire a confermare o a escludere e lo scopo di ogni cura. È utile che questo sia accompagnato da una chiara decisione da parte del proprietario sul da farsi.

In quali circostanze è utile il ricovero del cane?

Nei paesi anglosassoni esiste da tempo un'efficiente organizzazione ospedaliera per i piccoli animali. Ultimamente anche in Italia sono sorte alcune 'cliniche' molto ben attrezzate con ambulatori, sale chirurgiche, laboratori d'analisi, reparti di degenza; in esse è possibile lasciare il proprio animale per convalescenze postoperatorie o in pensione. Inoltre, anche molti ambulatori veterinari sono stati dotati di gabbie di ricovero, non paragonabili ai locali di ricovero ospedalieri, ma ugualmente efficaci ed anch'esse tali da permettere un'assistenza medica costante.

Nella cura di molte malattie del cane generalmente non è necessario ricoverare l'animale in clinica. Vi sono però delle circostanze in cui il ricovero di un cane è opportuno per garantire una diagnosi ed una terapia efficienti; in alcune situazioni esso è addirittura essenziale per aumentare le probabilità di sopravvivenza dell'animale. Naturalmente è meglio che un animale malato o in condizioni critiche e sofferente, ad esempio, per gravi perdite di sangue, shock grave, difficoltà di respirazione o anormale attività cardiaca, incoscienza, ferite estese o dolore acuto, venga ricoverato in clinica, avendo necessità di cure ed attenzioni continue da parte di persone esperte. Possono essere necessarie, ad esempio, trasfusioni di sangue, una terapia endovenosa (fleboclisi), la somministrazione d'ossigeno, l'uso di speciali apparecchi per il controllo cardiaco e, naturalmente, la somministrazione di farmaci sotto il diretto controllo medico (analgesici, stupefacenti). Questo tipo di cura intensiva non può essere di solito praticato a domicilio. È anche indispensabile che gli animali sottoposti ad anestesia generale vengano ricoverati fino a quando non si siano sufficientemente ristabiliti, tanto da poter vivere in casa.

Gli animali che sono stati sottoposti ad anestesia generale per effettuare una radiografia o qualche operazione relativamente semplice, possono essere dimessi nella stessa giornata o il giorno successivo. Quelli che hanno subito una operazione chirurgica importante devono rimanere ricoverati fino a quando non siano migliorate le loro condizioni per un periodo che può variare da pochi a molti giorni a seconda della reazione dell'animale.

Il ricovero può essere necessario anche per l'esecuzione di esami diagnostici specialistici. È opportuno ricoverare il cane anche quando il proprietario non è in grado di assicurare la regolarità dei trattamenti terapeutici prescritti dal veterinario, come ad esempio la stabilizzazione di un cane diabetico.

Infine, il ricovero può essere consigliabile quando il veterinario deve tenere sotto osservazione l'animale per un periodo prolungato specialmente qualora vi sia il sospetto di disturbi neurologici (questo tipo di controllo, in Italia, si effettua generalmente nei canili municipali).

In tutti i casi in cui è opportuno il ricovero, la separazione dell'animale provocherà, naturalmente, un certo turbamento nel proprietario.

Infatti, in molti casi, i proprietari sono più turbati dei cani, la maggior parte dei quali si adatta rapidamente al nuovo ambiente.

Il proprietario del cane può esser certo che il veterinario non prolungherà senza necessità il periodo di ricovero, ma d'altra parte non vi è ragione di dimettere il cane prima che sia stata completata la diagnosi o la cura o, dopo un ricovero d'urgenza, prima che il cane si sia sicuramente ripreso.

Quando il cane è ricoverato, è possibile visitarlo?

È meglio non fare visita al cane, se si prevede che il periodo di ricovero sia relativamente breve. Infatti, l'animale è molto contento di rivedere il padrone e crede di restare con lui. Quindi quando il padrone lo lascia poco dopo, il cane ne risente. Fortunatamente, le sensazioni della maggior parte degli animali sembrano essere più oggettive che soggettive e quando il proprietario è assente non si struggono e non si agitano come a volte il padrone sostiene, specialmente se nella clinica vi è una certa attività in grado di attirare la loro attenzione. D'altra parte, se il ricovero si prospetta piuttosto prolungato, il problema dell'opportunità di una visita dovrebbe essere discusso con il veterinario che segue il caso.

Quando il cane dimostra chiaramente di stare meglio, si devono continuare le somministrazioni terapeutiche prescritte dal veterinario?

Quando è in corso la cura di una malattia, si devono sempre seguire attentamente le istruzioni del veterinario. Nella maggior parte dei casi, il possessore di un cane esegue le istruzioni al meglio delle proprie capacità, ma alcuni modificano la cura quando lo ritengono opportuno e interrompono la somministrazione dei farmaci quando pensano che l'animale abbia avuto un sufficiente miglioramento, non comprendendo che così facendo rischiano che l'animale subisca una ricaduta. D'altra parte, se l'animale si è completamente ristabilito e il veterinario ha consigliato di sospendere la cura, può essere dannoso prolungare la terapia. È altresì molto pericoloso somministrare farmaci (facilmente procurabili, purtroppo, in qualsiasi farmacia, anche senza ricetta) empiricamente senza il consulto veterinario.

Può capitare che il veterinario venga morso dal cane che ha in cura?

Il morso del cane e il graffio del gatto sono tra i più comuni infortuni a cui va incontro il veterinario per piccoli animali.

A volte il cane morde quando si sente infastidito o quando il veterinario tocca una zona dolorante. Fortunatamente, la maggior parte dei veterinari possiede esperienza e buon senso tali da evitare di essere aggrediti dai pochi cani realmente pericolosi, in ogni caso raramente ciò accade nell'ambito dell'ambulatorio sia perché il veterinario ha maggiori possibilità di contenere l'animale per sottoporlo alla visita, sia perché il cane mordace si comporta ancor più aggressivamente nel suo ambiente sentendosi in esso più sicuro.

Quando si sa che un cane è difficile da trattare sia i veterinari che gli inservienti gradiranno essere informati in anticipo, in modo da prendere le necessarie precauzioni. Vi sono purtroppo alcuni proprietari che fanno del disagio del veterinario un motivo di derisione. Non è in ogni caso segno di incapacità professionale subire un simile infortunio.

È possibile richiedere ad un secondo veterinario, senza offendere quello abituale, una sua opinione sulle condizioni del cane?

Sì, naturalmente è possibile, ma generalmente questo è necessario solamente quando si pensa che l'animale soffra di una malattia grave che potrebbe richiedere mezzi diagnostici e cure complesse e costose, o quando una precedente terapia non ha fornito un soddisfacente miglioramento. È possibile che sia lo stesso veterinario curante a proporre di sentire l'opinione di un secondo veterinario; altrimenti la proposta può essere fatta direttamente dal proprietario del cane. Nella maggior parte dei casi i veterinari gradiscono avere l'opinione di un collega e, in molti casi, possono proporre la persona più indicata da consultare e organizzare essi stessi il consulto.

Allora le informazioni sul caso, i particolari dei sintomi clinici e delle cure, i risultati delle prove di laboratorio, le lastre radiografiche, i tracciati elettrocardiografici sono consegnati al professionista consultato perché li analizzi. Generalmente, egli rimanderà la pratica al veterinario abituale, accompagnandola con i consigli riguardanti le cure da effettuarsi in seguito.

Questo metodo è molto migliore di quello di rivolgersi ad un altro (o ad altri) veterinario della zona, dopo essere rimasti insoddisfatti di quanto è stato fatto in precedenza.

Se il nuovo veterinario deve rifarsi dall'inizio, senza conoscere nulla della storia precedente, ne deriveranno inevitabilmente spese non necessarie e ritardi che possono influire negativamente sulla salute del cane. Quando non si è soddisfatti del veterinario abituale, bisogna parlargliene; considerando le difficoltà sorte nel caso specifico, il veterinario potrà prendere gli opportuni provvedimenti per impedire il ripetersi della stessa situazione. Se si decide di rivolgersi a un altro ambulatorio bisogna almeno avvertire il precedente veterinario di trasmettere al nuovo tutte le notizie riguardanti la salute del cane.

Meglio sarebbe se una volta trovato un veterinario disponibile e comprensivo si accettassero tutti i suoi consigli e gli si prestasse la massima fiducia, ma soprattutto si instaurasse con lui un vero e proprio rapporto di amicizia.

Da questo rapporto, il nostro cane non potrà che trarre vantaggi.

Qual è la razza canina più strana?

Tra la grande varietà di razze che esistono, ve ne sono alcune che posseggono caratteristiche inconsuete.

Ma, probabilmente, sono due le razze canine che potrebbero aspirare al titolo di razza più inconsueta: il cane nudo del Messico (xoloitzcuintle) e il basengi.

Il cane nudo del Messico è una razza estremamente rara, quasi in via di estinzione, che si pensa abbia avuto origine in Asia. Questi cani sono alti all'incirca 45 centimetri al garrese e, a parte la crescita stentata di qualche pelo grossolano sulla testa, sono completamente privi di pelo. Differiscono dalle altre razze anche per non avere denti premolari e per avere una temperatura corporea molto più alta (circa 40,5 °C), inoltre emettono solo lamenti anziché abbaiare come gli altri cani.

Si ritiene che anche il basengi (o cane del Congo) dell'Africa centrale, di dimensioni analoghe, non abbai e spesso lo si descrive come privo di voce. Tuttavia, dagli esami risulta che questo cane ha corde vocali normali e quando è molto spaventato emette latrati non molto intensi. Più frequentemente il basengi emette una specie di ululato o di suono in falsetto e può anche ringhiare e gemere. Al pari delle femmine selvatiche di cane, ma diversamente da quelle addomesticate, le cagne della razza basengi generalmente vanno in calore solo una volta l'anno, cioè in autunno; tuttavia, è stata notata di recente una maggiore variazione rispetto al passato circa il periodo di estro delle cagne di questa razza.

È noto che la razza basengi è in grado di metabolizzare lo iodio con una rapidità maggiore rispetto alle razze europee, ama maggiormente arrampicarsi rispetto agli altri cani ed usa le zampe per lavarsi il muso allo stesso modo dei gatti. Il basengi è un formidabile cane da caccia e sviluppa un fortissimo attaccamento al padrone dal quale non gradisce essere separato. Tuttavia, poiché tutti i basengi in Europa e nell'America Settentrionale hanno un'origine genetica comune di appena 6 coppie, non sorprende che questa razza sia soggetta a un certo numero di disfunzioni congenite.

È meglio prendere un cucciolo o si adatta meglio in famiglia un cane più adulto che abbia bisogno di una casa?

Come regola generale, è meglio prendere un cucciolo piuttosto che un cane adulto. Bisogna tener presente che i precedenti proprietari di un cane adulto generalmente cercano di trovargli una nuova sistemazione a causa di un qualche difetto nel temperamento o nel comportamento. Anche se in taluni casi può esserci effettivamente una buona ragione perché il cane trovi una nuova sistemazione (ad esempio perché il padrone è morto, oppure perché si è trasferito all'estero o in un edificio dove non è consentita la presenza di cani), il cane può avere abitudini fastidiose per il nuovo proprietario che sarà difficile sradicare. I cani adulti impiegano più tempo dei piccoli ad accettare la nuova abitazione come loro casa (di norma, da due a tre mesi) e nel corso di questo periodo a volte tentano decisamente di fuggire e di ritornare dove vivevano prima, soprattutto nel tentativo di ritrovare il padrone precedente con cui hanno stabilito un tenace legame affettivo.

I cani che finiscono nei canili o nei ricoveri per animali possono essere vagabondi, randagi fin dall'infanzia oppure cani abbandonati dai padroni che si sono "stufati" di dover accudire l'animale o che sono andati in vacanza oppure non hanno trovato un modo meno crudele per "sistemare" una cucciolata indesiderata. Alcuni di questi cani non hanno avuto sufficienti contatti con le persone durante l'importante "periodo di socializzazione" (ad un'età compresa tra le quattro e le dodici settimane), per cui rifuggono dal contatto con le persone; altri possono essere stati trascurati o maltrattati quando erano cuccioli e per questa ragione possono aver paura dell'uomo ed anche essere aggressivi. Dopo una lunga permanenza nel canile questi animali avranno preso l'abitudine di abbaiare e di saltare per attirare l'attenzione. Inoltre si deve tener conto che molti di questi animali abbandonati non sono stati vaccinati e vi è la possibilità che stiano incubando una malattia infettiva, ma a questo si può facilmente ovviare vaccinando il cane e facendogli osservare un periodo di quarantena. Per contro un cane che sia stato abbandonato da un padrone scriteriato per puro egoismo è disposto ad offrire a chi si prende nuovamente cura di lui una devozione e un amore totali, maggiori di quanto potrebbe dare un cucciolo coccolato fin dalla nascita.

Il maggior inconveniente nel prendere un cane adulto consiste dunque nella difficoltà di apprendimento del cane stesso che farà più fatica ad imparare le regole del viver civile cui deve accompagnarsi una maggior dose di pazienza e dolcezza da parte del padrone.

Riassumendo, forse è giusto dire che l'addestramento di un cane adulto richiede maggiori sforzi di quello di un cucciolo e che nel primo caso le delusioni sono più frequenti.

Debora Romano dott.sa Debora Romano

Debora Romano ha una laurea in biotecnologie veterinarie e si è specializzata nella stesura di articoli scientifici sugli animali da oltre dieci anni. È esperta in report scientifici, analisi dei dati e ricerca scientifica.

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